martedì 1 settembre 2009

That's it, folks!

Rod Stuart trascina il suo jazz sul lettore dvd della televisione, mentre la signora R. lavora a maglia su una sciarpa per la nipotina che ha in mano da almeno due mesi. Una delle cose che mi hanno sempre dato più piacere nella vita è proprio il rumore ed i gesti di una signora che lavora a maglia. Lo stesso piacere della voce di una signora persiana di un lontano viaggio in Iran, di cui non capivo una parola, lo stesso del ritmo dei binari nel lungo tratto senza fermate tra Forest Hills e Roosevelt Avenue sulla linea F per Manhattan, o quello di una spazzola che scende lungo i capelli di una ragazza. Mi riempie di calore ed energia lungo le braccia e le gambe, come una sensazione infantile di serenità, che assomiglia ad un orgasmo, ma molto molto più raffinato.
That's it, folks: fra due giorni si torna alla bella Napoli. Un weekend allungato aiuta a preparare la mente al nuovo cambio, un weekend fatto di ultimi stanchi giri, molto glander e moltissime puntate di Scrubs in streaming – meno male che esiste, ma attenti, è una droga.
Sono molto contento di tornare a Napoli. La mia vita lì mi è mancata, la bella S. Chiara 41, le follie di Melaqa e le sue cene vegane, i mille caffè di Ciccio e i milioni di discorsi random e l'affetto e l'aula studio di palazzo Giusso. Nella grande mela mi sono accorto di quanto mi piaccia la mia vita lì, nonostante lo sclero e la sovente reclusione da studio, i criminali di quartiere che lanciano pietre verso il quarto piano e la monnezza del finesettimana che nessuno psiconano è in grado di eliminare. So già che quest'anno sarà ancora peggio del precedente in termini di sclero, ma mi piace l'idea di sclerare in mezzo a gente con cui sto bene.

Tempo di resoconti? Che noia, ma sembra di sì. Credo che ripeterò circa infinite volte questa storia alle persone che me lo chiederanno nelle prossime settimane, tanto vale prepararselo per bene.
Scartiamo subito le tautologie: sì, due mesi sono volati – quanto passa veloce il tempo! Neanche fosse una mezza stagione! Per altro il tempo è stato sempre molto mite, il che è stato soprattutto un vantaggio.
E continuiamo con qualche domanda banale ma certamente inevitabile:
Ti è piaciuta New York? Certo che sì. Ma già so che ogni volta che me lo chiederanno ci sarà la seguente premessa che riporto fedelmente: no però non so come parlare di NY perché sai abitando a un'ora e mezza non è che l'abbia vissuta molto... E poi per me per conoscere una città bisogna viverla con la gente... E io non ho avuto molte occasioni di fare amicizie strette... Per non parlare della vita notturna che non c'è proprio stata.
E via dicendo con premesse sempre vere ma sempre più noiose.
Come dare un'opinione su una città che si ha avuto modo di conoscere così frammentariamente? La risposta immediata sarà: beh New York me la sono vissuta come esperienza fondamentale dal punto di vista della crescita personale e professionale. Sempre verissimo.
In realtà però soprattutto all'inizio mi sono fatto un sacco di giri e ho cercato di conoscere NYC e dintorni il più possibile, hai visto le foto? E quindi l'unica cosa da poter fare è una classifica generale delle cose che mi sono piaciute di più, e quali di meno.
Per esempio:
Non sai quanto mi sia piaciuto Washington Square Park [nel Greenwhich Village]! Forse è la cosa che mi è piaciuta di più, insieme agli altri parchi. Al contrario, se c'è qualcosa che non mi è piaciuta quella è Times Square, che schifo! Diciamo che tutto il Midtown è un po' una schifezza con tutti quei palazzacci alti e grigi, la sua arroganza che urla al capitalismo sfrenato, e le centinaia di migliaia di turisti che ronzano attorno all'Empire State Building.
Domanda: ci abiteresti?- Probabilmente non a Manhattan, ho già risposto un paio di volte. Magari a Brooklyn per un po', con tutte quelle casette coi mattoni rossi e Prospect Park che è la versione umana di Central Park.
La vita è cara? Qui la stanchezza comincia a farsi sentire. Sì, è cara per un americano, ma il cambio favorevole rende i prezzi simili all'Italia. Ma non parliamo degli affitti: altro che crisi.
A proposito, ma la crisi si vede? (respiro profondo) Beh non è che la vedi per strada, la gente ancora mangia da Mcdonalds e tutti hanno l'iPhone o il Kindle [è l'ultima trovata, ebook su un apparecchio che si apre a mò di libro e rivestito in pelle], ma se parli con la gente tutti dicono che hanno perso soldi e che conoscono gente che ha perso il lavoro.
Ma ci sei stato al World Trade Center? (brrrrr....) Sì. - E com'è? - Un cantiere.
Qual è la cosa più strana che hai fatto o che ti ha colpito di più?
Mi sono preparato questa risposta e ho deciso di dire: una volta mi hanno invitato a una messa gospel in una chiesa/bunker a Brooklyn, sotto i binari della metro sopraelevata. Un'esperienza a dir poco mistica: dall'inizio alla fine tre ottime cantanti hanno intonato quelle che sembravano hit di Alicia Keys ma con nomi tipo 'C'mon, let's worhsip him', oppure 'Jesus is just great'. La cosa è andata avanti per tre ore, a un certo punto anche il pastore vestito di azzurro con cravatta viola, intramezzava la sua predica con canzoni jazz, soul e folk. Tra i ricordi più esilaranti: il pastore mi ha presentato a tutta la chiesa durante la messa, ha detto 'siamo felicissimi di accogliere oggi un grande amico italiano, è venuto per vedere come si fa una vera messa! Un applauso per Tino!' E via numerosi applausi e tutti che mi venivano a stringere la mano dandomi il benvenuto nel cammino di Gesù.
Hai fatto amicizie? Mi sembra di aver già risposto a questa domanda. In ogni caso, ho stretto amicizia con una ragazza che lavorava con me a Human Rights Watch, del Michigan. Peccato che se ne sia andata a metà agosto. Per il resto, amicizie varie, gente con cui sono uscito qualche volta ma poi si fermava lì. Penso che ognuno avesse già il suo giro visto che erano quasi tutti residenti a New York, e soprattutto abitavano a Manhattan. Mentre io...

L'intervista potrebbe andare avanti ancora molto a lungo e le domande potrebbero farsi ancora più noiose, quindi è meglio mettere un punto, e cercare di offrire nella prossima puntata un resoconto soddisfacente della vera esperienza newyorchese, al famoso trentaquattresimo piano, anzi trentacinquesimo, Mena Division.

giovedì 27 agosto 2009

non solo Libia

Pubblico la mia traduzione di un comunicato stampa di Human Rights Watch, la potete trovare sul loro sito. Evviva le espulsioni!


Italia: L’Espulsione di un Tunisino Viola la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo

(New York, 5 Agosto 2009) - L'espulsione da parte dell'Italia di un cittadino tunisino sospettato di terrorismo verso un Paese in cui rischia concretamente la tortura è l'ultimo esempio di come essa si beffi del divieto assoluto di queste restituzioni, ha dichiarato oggi Human Rights Watch. L'Italia ha consegnato Ali Ben Sassi Toumi alla Tunisia il 2 agosto 2009, nonostante le ripetute sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che richiedono la sospensione dell'espulsione finché la Corte non indaghi pienamente sull'istanza che rivendica il rischio di tortura o altri maltrattamenti nel caso in cui il cittadino tunisino fosse restituito.

Toumi è il terzo sospetto terrorista che il governo italiano ha rimandato in Tunisia negli ultimi 20 mesi, in violazione agli ordini della Corte Europea di sospendere queste deportazioni. Le misure cautelari della Corte - sentenze temporanee in attesa del giudizio finale - sono pienamente vincolanti, e il loro mancato rispetto da parte dell'Italia viola la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e altri obblighi previsti nel diritto internazionale.

"Con l'espulsione di Ali Ben Sassi Toumi l'Italia ha ancora una volta mostrato totale disprezzo per i suoi obblighi internazionali sui diritti umani", ha affermato Letta Tayler, ricercatrice della Sezione Terrorismo e Antiterrorismo di Human Rights Watch. "La Tunisia ha un elenco lungo e ben documentato di torture e abusi di prigionieri, quindi questa espulsione viola chiaramente sia gli ordini di sospensione della Corte Europea, sia il divieto fondamentale di restituzione in caso di rischio di tortura".

Sospetti terroristi e prigionieri per altri motivi di sicurezza nazionale in Tunisia sono particolarmente a rischio di tortura, di detenzione prolungata e di procedimenti giudiziari ingiusti, ha dichiarato Human Rights Watch.

Toumi si è arrampicato sul tetto di un centro di detenzione per la deportazione e ha minacciato il suicidio quando le autorità lo hanno informato, il primo agosto, che lo avrebbero rimandato in Tunisia, ha riferito a Human Rights Watch il suo avvocato italiano Barbara Manara. Le autorità lo hanno ingannato con una falsa promessa dicendogli che non sarebbe stato deportato, ha dichiarato l'avvocato. Toumi non è residente in Italia, ma è sposato con una donna italiana con cui ha avuto tre figli.

"L'Italia ha messo Toumi a serio rischio di tortura. Adesso deve prendere ogni possibile misura che assicuri la sua protezione e mettere fine alla sua continua mancanza di rispetto nei confronti della Corte Europea e delle norme internazionali fondamentali sui diritti umani", ha affermato Letta Tayler. "Per ogni abuso subito da Toumi in Tunisia, l'Italia è altrettanto responsabile".
Toumi, 44 anni, condannato in contumacia in Tunisia per un'accusa di contraffazione, è stato sentito l'ultima volta da sua moglie quando le ha inviato un sms la notte del 2 agosto al suo arrivo all'aeroporto di Tunisi. È stato espulso dall'Italia dopo aver scontato una sentenza di sei anni in una prigione italiana per condanna di associazione ad una cellula terroristica collegata ad al-Qaeda. Le autorità italiane hanno dichiarato che il motivo dell'espulsione è che Toumi rappresenta ancora una minaccia alla sicurezza nazionale. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha emesso diverse sentenze il 18 maggio, il 19 maggio e il 24 giugno di quest'anno affinché si posticipasse la sua prevista espulsione.

Questa deportazione giunge dopo ripetute sentenze della Corte Europea contro le espulsioni da parte dell'Italia di altri sospetti terroristi tunisini verso il loro Paese d'origine. Nel febbraio del 2008, la Grande Camera della Corte ha affermato, nel caso di Nassim Saadi - un altro tunisino che l'Italia aveva cercato di rimandare in Tunisia - il divieto assoluto di espellere individui verso Paesi in cui vi siano per loro rischi di tortura o maltrattamento. La Corte ha dichiarato che i tentativi dell'Italia di deportare Saadi, che risiedeva regolarmente in Italia, violavano l'Articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. L'Articolo 3 proibisce la tortura e il maltrattamento e contiene il divieto assoluto di espellere qualunque individuo verso Paesi in cui sia a rischio di questi trattamenti.

L'Italia non ha deportato Saadi. Tuttavia, ha espulso altri due sospetti terroristi tunisini, Essid Sami Ben Khemais e Mourad Trabelsi, rispettivamente nel giugno e nel dicembre del 2008, nonostante le richieste della Corte Europea affinché venisse loro concesso di rimanere in Italia fino a quando la Corte non avesse pienamente esaminato i loro casi. I due individui stanno scontando le loro sentenze in Tunisia per accuse di associazione terroristica, dopo essere stati condannati dalle corti militari.

La Corte Europea aveva risposto nel febbraio del 2009 condannando l'espulsione di Khemais da parte dell'Italia sulla base della violazione degli articoli 3 e 34 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. L'Articolo 34 assicura il diritto effettivo di ricorso alla Corte. Da allora, la Corte Europea ha emesso sentenze su altri nove casi per cui l'Italia violerebbe nuovamente l'Articolo 3 della Convenzione se mettesse in atto ordini di espulsioni contro altri sospetti terroristi tunisini.
"La Corte Europea ha detto 10 volte all'Italia che le restituzioni verso la Tunisia non sono sicure", ha affermato Tayler. "È giunto il momento che l'Italia dia retta alle decisioni della Corte e cessi immediatamente tutti i tentativi di deportare sospetti terroristi verso la Tunisia finché la Corte non abbia emesso una sentenza finale sui loro casi".

mercoledì 12 agosto 2009

L'oroscopo dei semafori

Mancano appena tre settimane al ritorno al belpaese, neanche a dirlo il tempo vola, mentre il blog un po' piange, ho perso un po' di ispirazione dall'ultimo viaggio o anche solo dall'ultimo post. Ritmi frenetici o ripetitivi, malumori più o meno passeggeri, calo del turismo? O forse il lato dello scrittore ha lasciato definitivamente il posto all'attivista di diritti umani.


Vaniloqui a parte, si procede serrati nell'internship newyorchese, meno tempo per girovagare (statua della libertà a parte le cose fondamentali sono state fatte), più tempo per studiare e tesizzare, molto tempo sui mezzi. Forse proprio per le ore passate su bus e metro viene un po' meno la voglia di esplorare, soprattutto la sera, cosa che non mi dispiacerebbe vista la fama della city per la grande musica. Impossibile uscire la sera in settimana, data la ora e mezza di strada che separa Manhattan dai verdi sentieri di Little Neck, Queens estremo orientale – mi si perdoni l'orientalismo. È decisamente una dimensione provinciale, molto lontana dai palazzi non plus ultra e dalla frenesia del Midtown.

Poi, non è che ci siano tutte queste conoscenze strette con cui uscire. Fare amicizia, almeno più approfondita, non è tra le cose più facili e immediate. La cosa non sembra avere comunque molto peso. In ogni caso, un paio di settimane fa ho visto Harry Potter in 3d (bleah!) e un concerto di musica jazz braziliana (wow!) in pieno Village di sabato sera. Una cosa vorrei fare almeno una volta, vedere qualcosa a Williamsburg, che tutti dicono essere al momento l'epicentro mondiale dell'indie rock e alternative e bla bla bla.

A prendere i mezzi, di settimana è come se venisse naturale. Automatismi e caos ordinato, coi quali l'ultimo contatto risale alla Parigi del 2005 secoli or sono, sembrano appartenere geneticamente ai multietnicissimi abitanti del Queens – cinesi, latinos, indiani, afro e qualche bianchiccio. Anche io per fortuna ho imparato a dormire sia in piedi che seduto, sul Q30 da Little Neck alla metro, e sulla metro verso Manhattan. Alternative non ce ne sono molte: leggere, ascoltare musica (se non si rompono gli auricolari), osservare la gente o fargli foto (ma forse per due mesi è un po' noioso), fissare il vuoto. Ma il rischio di ossessionarsi al ritmo dei semafori è troppo grande. All'inizio, e anche in passato in altre città, pensavo che fossero i semafori a decidere astrologicamente come andrà la giornata: più verdi di fila, più raggiante sarà. Tuttavia, la semaforologia tende solo a dare previsioni disastrose a New York, dove la media dei semafori è uno ogni traversa. E neanche fa bene arrabbiarsi col semaforo che è appena diventato rosso, il rischio è l'esaurimento nervoso. Molto meglio fantasticare o farsi qualche paranoia a questo punto.


Della routine giornaliera fa parte anche l'ingresso all'Empire State Building. Primo incontro, dopo aver sorpassato orde odiose di turisti davanti alle porte, gentili impiegati insistentemente chiedono se si vuole salire a vedere New York d'alto – no, grazie, lavoro qui – rispondo ogni giorno. Poi l'ingresso nelle porte girevoli, dove il primo impiegato di solito latino ti dà il primo 'Welcome to the Empire State Building!”, cosa che si ripete subito dopo l'ingresso e ancora ai check in di sicurezza (piuttosto blandi). Si ha il piacere dell'ospitalità in veste liberty anche quando vai a fumarti la sigaretta all'ingresso del palazzo, ingresso e uscita.

La mistica esperienza è coronata dall'atrio centrale dell'edificio, diviso in quattro spazi con dieci ascensori ciascuno, ognuno col suo numero di piani, e dove si può anche osservare (a lungo) la pianta interattiva dei marmorei ascensori che si muovono su e giù.

Trentaquattro bip dopo, caffè Starbucks con ghiaccio e cannuccia, siamo pronti al fatidico 9-18.

lunedì 27 luglio 2009

Yankees don't go home

Oggi ha piovuto tutto il giorno, domenica di fine luglio all'insegna dell'umidità e delle res casalinga, dopo un intenso week-end di shopping, Yankees allo stadio, cene MacDonald e colazione di bagels alla crema di yogurt. E piove ancora: come gli inglesi, i newyorchesi non possono che parlare di tempo in questa strana estate poco calda e umidiccia.
Per fortuna però il tempo ha tenuto nella lunga giornata del picnic annuale di Human Rights Watch, nelle campagne del vicino Connecticut, molto verde, molti sandwich e molta pallavolo (e molti lividi). Il team-building funziona!
E per fortuna ha retto anche durante la partita degli Yankees, la Juventus baseballiana d'oltreoceano, nella partita inaugurale del nuovo Yankee Stadium, a qualche isolato dall'inizio del Bronx. Il Musafir non ha forse potuto apprezzare le finezze della vittoria degli Yankees spalmata su tre ore di partita contro gli Oaklands, annoiandosi pure un pochino, ma la vista dello stadio, dell'evento sociale e dei suoi molti piccoli dettagli più o meno trash all'occhio dell'italiano disadattato, valevano certamente tre ore di attesa. Comunque, il baseball resta il più incomprensibilmente popolare e noioso sport di questa parte dell'occidente.
E ancora, sabato: Chinatown, Little Italy, Soho, Noho, Nolita e Greenwhich Village – tutta la Lower Manhattan storica, insomma. Una marmellata di turismo, cineserie, fricchettoneria e arte contemporanea costosissima ma incredibilmente vintage, e per finire un falafel dentro il cortile durante una partita di afrobasket femminile.
Comprensibilmente, la giornata oggi è trascorsa a casa, addirittura si è messo mano al libro per l'esame di settembre, ma molto timidamente e con qualche diffidenza: l'inizio ufficiale del rintanamento è agosto, o lunedì, come le diete.

Human Rights Watch: l'ultima settimana si è notevolmente intensificata, mi è stato assegnata una ricerca non piccola su tutto il materiale reperibile riguardo alle italiche malefatte in Libia, argomento naturalmente migranti, campi di detenzione, respingimenti, trattati di amicizia, vendita di armi (Finmeccanica) e altre schifezze. A quando un report sulla fine della libertà di informazione, conflitto d'interesse, corruzione, letti di Putin et similia? Chiederò in giro se c'è qualcosa in progetto.
Questo e altri progetti simili compongono lo stage al trentaquattresimo piano: mi sto concentrando principalmente su Yemen, Iraq, e Libia, ma le possibilità di sviluppo non mancano. Molta, moltissima ricerca su internet, ben poca 'attività d'ufficio'. È così che funziona: decidi tu cosa ti interessa di più e il tuo lavoro si concentra su quello. La cosa bella è che si ha la sensazione di essere utili, per alcuni aspetti addirittura indispensabili (come nel progetto su Libia-Italia in cui cerco materiale in italiano). Lo stagista è pienamente inserito nel sistema. È il gradino più basso, ma serve, ha un ruolo ben determinato, e ha una responsabilità. Questo si chiama dare la possibilità di imparare qualcosa. E si sta dentro un'organizzazione in cui, anche qui, la sensazione è che si faccia qualcosa di concreto, si fanno denunce concrete e precise sulla violazione di questo o quel diritto, si fa pressione, lobbying, e si ottengono risultati. E la gente ci crede, è seriamente impegnata ed incredibilmente competente.

È proprio il caso di dirlo: che peccato andarsene dopo solo due mesi. Per molte altre ragioni, sono contento di tornare in Italia – progetti, pensieri, vita. Ma approfittare di quest'occasione pare davvero importante. Non per trovare lavoro qui, non è certo così scontato. Per imparare qualcosa di vero. Che ti piace. Una strada, un percorso. Spero davvero che ci saranno occasione di tornarci, in questo mondo.

martedì 14 luglio 2009

Watchin' Human Rights from 34th floor (prologo)

Oggi è iniziata la terza settimana. Lo stage con Human Rights Watch procede a gonfie vele. Per quei pochi che non lo sanno, sono venuto a New York proprio per questo. Due mesi di stage (non pagato) nella sezione Middle East & North Africa, per gli amici Mena, in una delle ong più importanti al mondo per i diritti umani. Tutto ciò si svolge, per l'appunto, al trentaquattresimo piano dell'Empire State Building, tra la quinta e la trentaquattresima, Midtown Manhattan. Potevasi mai desiderare qualcosa di più? Forse sì, magari uno stage pagato, ma insomma, una cosa alla volta. E non dimentichiamoci la sistemazione - a un'ora e mezza da Manhattan, nell'estremo oriente Queens – presso la sig.a Roberta, che più ospitale non si può.
Insomma, le prospettive di questo viaggio, ormai in pieno svolgimento, erano delle migliori. E nessuna – quasi nessuna – aspettativa è rimasta delusa.
Vogliamo ammorbarci un po' con le numerose aspettative e con i retroscena psicologici di questo viaggio? Ma certo, che domande.

Repetita iuvant: NYC arriva dopo due anni tondi dall'ultimo viaggio, quella lontana Damasco a cui mi capita qualche volta di pensare, che alle volte mi manca e di cui conservo una piacevole sensazione di serenità. La dimensione-viaggio, i geni del Musafir negli ultimi due anni sono stati accantonati per fare spazio ad altri geni o presunti tali, e all'avventura Orientale, ma alla fine sono tornati fuori, forse un po' cresciuti e un po' cambiati. Già un anno fa in realtà è cominciata l'idea di questo viaggio, sotto spinta e assistenza del pater, che non poco ha contribuito alla sua realizzazione. L'idea iniziale era di andare in una delle sedi europee di Human Rights Watch (Berlino, una a caso), e New York è stata la risposta elettronica avuta dalla sede centrale. E così nell'anno successivo i contorni si sono fatti reali, a febbraio avevo già il biglietto ed ero più o meno pronto per lasciare il caos universitario orientale e/o napoletano e venire fin qui. Ben presto è arrivata anche la soluzione alla più grande difficoltà da affrontare: trovare casa. E per quella è arrivata pronta la soluzione amici-di-famiglia. Ringraziamenti vivissimi.
I geni del Musafir sono cambiati, si diceva. Sembra che il classico desiderio di viaggiare fine a se stesso romanticamente parlando, abbia lasciato il posto ad aspettative e sentimenti più concreti. Naturalmente, non è che manchi la voglia di viaggiare e vedere posti nuovi. È cambiata la prospettiva. Venticinque anni sono giunti con un po' di ansia gratuita questo febbraio, e ogni cosa adesso sembra essere orientata verso il 'ma cosa farò, ma a cosa mi servirà'. Insieme alla folle corsa agli esami (meno cinque più tesi), si fa strada un sentiero un po' incerto ma sicuramente inesorabile: fra un anno o inshallah meno, qualcosa, qualsiasi cosa, ne sarà di me. Si capisce facilmente quindi, come si presenta NYC in tutto ciò: apprendi, formati, capisci come funziona il mondo, e fai in fretta. Prendi contatti, impara a fare cose, cresci! Per fortuna, ridimensionate le aspettative nella loro forma umanamente accettabile e sopportabile, l'esperienza sembra finora andare nel verso giusto.

Alla fine dello stage non ho detto proprio nulla. Vabbè, ci sarà tempo. Arrivedervisi.

domenica 12 luglio 2009

the NYC Musafir














Appena un anno, un mese e rotti dall'ultimo aggiornamento, e dopo molto molto tempo dall'ultimo viaggio, il Musafir torna per raccontare la sua nuova meta, New York City. La maggior parte di voi saprà perfettamente di questo viaggio e probabilmente sa anche come sto e cosa faccio, ché grazie al (nuovo, rispetto agli ultimi viaggi) grande occhio feisbucchiano le comunicazioni sono piuttosto semplificate e velocizzate - e anche un tantino banalizzate, diciamo. Anzi, i più avranno anche visto le prime foto, quindi non mi resta che aggiungerne di nuove.

È strano tornare a scrivere dopo tutto questo tempo, due anni dalla Siria, uno e mezzo dopo Napoli, tornare a ragionare su come scrivere, riprenderne l'abitudine. Inutile dirlo, tanti gli stravolgimenti e tanti i cambiamenti che nel ciclone ci è finita anche in mezzo la mia voglia e forza di scrivere. O, più semplicemente, non sono proprio andato più da nessuna parte, ed essendo il blog stato aperto proprio per raccontare viaggi, è stato prevedibilmente abbandonato. E Napoli non ha offerto evidentemente abbastanza stimoli per poterne trasformare lo stile. Me lo sono ripromesso più volte, quando si parte il blog riapre, e adesso ho trovato un po' di voglia, vediamo cosa ne esce.

Di cose da raccontare, in questa città folle, sterminata e sorprendente sicuramente non ne mancano. E allora, bentornati, bentrovati e a molto presto per i primi racconti.
Questa, infatti, era solo la noiosissima premessa!

lunedì 2 giugno 2008

and the winner is...

Energia..

ogni tanto Al Musafir ricompare :)
Sta bene. In attesa.

Qualche momento napoletano: